Come realizzano le analisi creditizie le banche? Cosa osservano maggiormente?

20/02/2017

Gli istituti di credito vivono un processo di continuo miglioramento delle capacità di analisi creditizia. I processi e gli approcci sono spesso differenziati per i segmenti “small business” e “corporate” delle imprese. Tali segmenti sono creati in ragione delle coordinate dimensionali dell’impresa da esaminare. Il corporate normalmente interessa imprese con turnover maggiore di 5-7,5 milioni. Ad ogni modo le soglie sono scelte dal singolo istituto.

L’analisi creditizia è svolta su piattaforma di analisi dei bilanci standardizzata, la più diffusa in Italia ad esempio si chiama “Ce.Bi”. Esistono poi piattaforme minori ma diffuse come ad esempio quelle delle Banche di Credito Cooperativo.

L’analisi dei bilanci è solo una parte di quella che è chiamata comunemente “PEF”, ovvero Pratica Elettronica di Fido. In essa trovano spazio:

- Dati andamentali (sconfini, qualità del portafoglio commerciale anticipato, insoluti fatti o ricevuti, regolarità nel versamento delle imposte)

- Elementi qualitativi e di commento (come è gestita l’impresa ad esempio, se la governance è salda e se c’è continuità nella gestione anche a fronte di ricambi generazionali).

- Esiti di banche dati esterne (Centrale Rischi, Visure Camerali, visure Protesti, dati catastali ed ipotecari ecc.) Focalizzandoci sull’analisi dei bilanci gli Istituti di Credito sono molto attenti ad aspetti quali:

- La qualità degli attivi dell’impresa. In gergo si dice che l’attivo è un bellissimo tappeto. Ma è sotto il tappeto che si nasconde la polvere... Gli attivi di bilancio, i cosiddetti “assets” infatti sono il “luogo” in cui nascondere le perdite. Si pensi ad esempio a crediti poco esigibili che non vengono svalutati (a proposito come si chiamava la verifica che la Banca Centrale Europea ha condotto sulla qualità del credito delle banche: asset quality review...). Si pensi ad intangible assets che derivano da capitalizzazione di costi, si pensi a valori di magazzino eccessivamente elevati, si pensi a valori di partecipazioni o di avviamento di realtà che hanno perso valore.

- Il conto economico: i volumi e la redditività sono fondamentali. Si pensi all’indice denominato ROI che si calcola come rapporto fra reddito operativo (o EBIT) e capitale investito; esso fonde al suo interno la dimensione dell’efficacia (l’impresa produce un reddito positivo) con la dimensione dell’efficienza (il capitale investito per realizzare tale reddito non è eccessivo).

- La produzione di flussi di cassa: gli inglesi dicono: volume is vanity, profit is sanity but cash is reality! Gli istituti di credito sono sempre più focalizzati sull’analisi del cash flow in quanto tutte le tecniche di Windows dressing del bilancio vengono “smascherate” dall’analisi per flussi.